Prof. Tommaso Marinelli D.O.

Montoro, schiaffo alla maestra per un voto

di Gianni Colucci

Ottimo, distinto, buono, sufficiente: sono le votazioni che hanno sostituito i giudizi sintetici. Ma il sufficiente – che è un sei come dice la parola -, non è sembrato un giusto riconoscimento all’impegno scolastico della propria discendente alla focosa madre di Montoro che l’altra mattina è andata su tutte le furie in un corridoio dell’istituto scolastico comprensivo. La discussione tra maestra e mamma è degenerata ed è volato uno schiaffo, spiccato dalla madre sulla guancia dell’insegnante.

Si può «vendicare» un voto? Probabilmente no. Una vicenda che finirà in tribunale. I carabinieri hanno accertato i fatti: mancano solo le denunce querele. Quel «sei» alla sua bambina le è sembrato un affronto. La mamma non ha esitato a schiaffeggiare la maestrina. Un schiaffo in pieno volto e in un corridoio pochi passi dalla scolaresca. Va in scena il piccolo grande dramma di una mamma che non riesce a contenersi alla fine di un’animata discussione con la maestra. Finiscono, invece, in secondo piano la bimba e il suo rendimento.

L’insegnante è un pubblico ufficiale: ecco cosa succede se lo si offende

Dal portale InGiustizia

Insultare gli insegnanti? E’ un vero e proprio oltraggio ad un pubblico ufficiale. E’ questa la sentenza emessa dalla quinta sezione penale della Cassazione, che ha riaperto il processo a carico di una mamma toscana, accusata di ingiuria ai danni di una docente di scuola media, insegnante di sua figlia.

In un primo momento il giudice di pace di Cecina aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti della mamma, ma il procuratore generale di Firenze ha presentato ricorso in Cassazione, spostando la questione dall’ingiuria all’oltraggio a pubblico ufficiale, e dunque spostando la competenza dal giudice di pace al tribunale.

La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso, annullando la decisione del giudice di pace. Gli atti, poi, sono stati trasmessi alla Procura di Livorno: “Sussistono tutti gli elementi”, si legge in una sentenza depositata oggi, del reato “di oltraggio a pubblico ufficiale”, caratterizzato dalla “offesa all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale” che “deve avvenire alla presenza di più persone”, “essere realizzata in luogo pubblico o aperto al pubblico” e “avvenire in un momento nel quale il pubblico ufficiale compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni”.

Il reato di oltraggio, abrogato nel 2005, è stato reinserito nell’ordinamento nel 2009: oggi a qualificare il reato non è la “mera lesione in sè dell’onore e della reputazione del pubblico ufficiale”, quanto, come spiega la Cassazione, “la conoscenza di tale violazione da parte di un contesto soggettivo allargato a più persone presenti al momento dell’azione, da compiersi in un ambito spaziale specificato come luogo pubblico o aperto al pubblico e in contestualità con il compimento dell’atto dell’ufficio ed a causa o nell’esercizio della funzione pubblica”.

Il legislatore “incrimina – si continua a leggere nella sentenza – comportamenti ritenuti pregiudizievoli del bene protetto a condizione della diffusione della percezione dell’offesa, del collegamento temporale e finalistico con l’esercizio della potestà pubblica e della possibile interferenza perturbatrice col suo espletamento”. Nel caso in esame, concludono i giudici, “tali elementi sussistevano” poiché “le ingiurie furono pronunciate nei locali scolastici in modo tale da essere percepite da più persone”; inoltre “l’insegnante di scuola media è pubblico ufficiale” e “l’esercizio delle sue funzioni non è circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma si estende alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri dei genitori degli allievi”. Insomma, prima di prendersela con gli insegnanti e difendere sempre e solo i propri figli, magari sarà meglio pensarci due volte.

http://www.oggiscuola.it/linsegnante-e-un-pubblico-ufficiale-ecco-cosa-succede-se-lo-si-offende/

I prof di Monza vanno dallo psicologo

 Martedì 23 febbraio alle 14:30 incontro tra i docenti delle scuole superiori di Monza e lo psicologo Pietropolli Charmet, per discutere di “autorità e autorevolezza del docente” nell’aula magna del liceo artistico statale della villa reale d Monza “Nanni Valentini”.

L’idea è stata del comitato genitori del liceo “Valentini”: sono loro che hanno contattato Gustavo Pietropolli Charmet, in passato docente di psicologia dinamica alla statale di Milano ed oggi direttore del “festival della mente” di Sarzana, uno dei massimi esperti di adolescenza e direttore negli ultimi trent’anni del consultorio “minotauro” istituto milanese di analisi dei codici affettivi

Con lui ci sarà un nutrito gruppo di docenti del liceo ed altri professori provenienti da diversi istituti superiori monzesi, come “Mosé Bianchi”, “Olivetti” ed “Hensenberger”.

Al centro dell’incontro, la tematica fondamentale della scuola oggi: il rapporto tra insegnante e studente. Il prof. Charmet sarà chiamato a discutere sulla questione dell’autorità e autorevolezza del docente, sulle dinamiche positive e negative che si instaurano con gli attuali adolescenti nella relazione di insegnamento e nel contesto della riforma della scuola.

http://www.pietropollicharmet.it/

Carmine Nicoletti Sabato, 20 Febbraio 2016

Come memorizzare secondo il Cono di Apprendimento Dale

Nel corso dei suoi studi, Dale constatò come la nostra memoria è profondamente influenzata dalle esperienze: più queste sono nuove, particolari e cariche di emozioni e più le ricorderemo con facilità. Non solo, Dale studiò anche la durata dei ricordi sulla base delle esperienze fatte. Dalle sue analisi emerse il famoso “cono”, riportato qui di seguito:

Lo schema di Dale mette subito in evidenza un aspetto molto interessante. L’apprendimento ha una duplice natura, può essere:

– Passivo. Rientrano nell’apprendimento passivo attività come la lettura, l’ascolto di registrazioni audio, ma anche le lezioni in aula, o la visione di unfilm! L’apprendimento passivo determina le più basse percentuali di  memorizzazione. Se il tuo metodo di studio si basa esclusivamente su queste attività è poco probabile riuscire a ricordare tutto quello che vi interessa.

– Attivo. Il nostro apprendimento diventa tale nel momento in cui ci mettiamo inazione: ripetendo, parlando in pubblico (o in un gruppo di studio), ma soprattuttomettendo in pratica quanto abbiamo imparato. Qualsiasi tecnica di memorizzazione davvero efficace applica in qualche modo i principi dell’apprendimento attivo.

 Come memorizzare grazie al Cono di Dale: esempi pratici

Innanzitutto occorre rendere quanto più attiva e coinvolgente ogni singola attività di studio (leggere, prendere appunti, ascoltare le lezioni in aula, ripetere, etc.). Ecco alcuni esempi pratici da applicare:

  1. Lettura. Come visto, tendiamo a dimenticare il 90% di ciò che leggiamo, a meno che… non rivoluzioniamo la nostra lettura. Come? Applicando i principi della lettura veloce. Uno dei principi base di questo tipo di lettura consiste nel leggere in modo attivo e focalizzato. Provate a scegliere un articolo a caso e leggetelo come fareste normalmente, cronometrando il vostro tempo. Ora, eliminate qualsiasi distrazione e rileggete lo stesso articolo con l’obiettivo di leggere quanto più velocemente possibile. Hai notato cosa è successo? Naturalmente hai battuto il tuo precedente tempo di lettura, ma, cosa più importante, ti sei dovuto concentrare maggiormente. Questo è il vero grande vantaggio delle tecniche di lettura veloce: impiegare meno tempo ed assorbire più informazioni, a patto che non vi distraiate nel frattempo.
  2. Ascolto. Se seguite dei corsi in formato audio, seguendo Dale provate a metter in pratica un trucchetto molto simpatico per memorizzare all’istante quante più informazioni possibili. Consiste nel provare ad Anticipare l’oratore. Questo significa che, anziché ascoltare passivamente quello che dice, dovreste provare a domandarvi come potrebbe evolvere il suo discorso, qual’ è l’ obiettivo di quello che vi sta dicendo. Lo stesso psicologo, quando parla con un opaziente che segue da tempo, prova ad anticipare in che modo starà pensando nel dire una certa cosa. Questo fa sì che il professionista in questione stia ascoltando attivamente il proprio cliente, il che andrà a vantaggio della memorizzazione di quello che è avvenuto in seduta.
  1. Lezioni in aula. Sono davvero rari quei professori in grado di catturare completamente l’attenzione dei propri allievi; questo però non deve essere una scusa. Ricordate le parole di alcuni genitori quando si raccomandano che ogni minuto ben investito a lezione è un minuto di studio risparmiato. Effettivamente non hanno tutti i torti. Ma come puoi riuscire a ricordare più del 50% di quello che ascolti e vedi in aula? Sembra che un metodo efficace sia quello di farsi delle domande su quello che state ascoltando e poi di rivolgerle al professore o di scrivervele su un foglio. Tutto questo manterebbe attiva la vostra concentrazione. Altro elemento importante è quello di prender appunti in modo colorato, evidente e, magari, utilizzando le mappe mentali. Queste strategie non “addormentiano” la nostra mente e la manteniamo attiva.
  1. Studio a casa. Uno dei punti forti del Cono di Dale sono le informazioni nella parte bassa dello schema: “dopo 2 settimane riusciamo a ricordare il 70% di ciò che diciamo ed il 90% di ciò che diciamo e facciamo“. Per questo motivo occorre imparare a rendere il più possibile “vostri” gli argomenti che studiate: questo significa rielaborare le informazioni che apprendete e ripeterle utilizzando i vostri ragionamenti (e non ripetendo quanto scritto nel libro). Solo attraverso uno studio attivo riuscirete a preparare un esame in tempi brevi, comprendendo i concetti chiave e memorizzando le informazioni più rilevanti per periodi che vanno ben oltre le 2 settimane.

Applicate già questi principi? Rispetto al Cono dell’Apprendimento di Dale, dove vi posizionate? E’ importante spiegare a coloro che fanno difficoltà a studiare che ci sono tecniche e metodi validi, spesso anche divertenti, da metter in pratica per diminuire la fatica ed incrementare la propria efficacia. Spesso psiegar e disegnar loro il “Cono dell’ apprendimento” aiuta a capire che non è un problema di incapacità, ma di errato uso delle proprie capacità. A questo punto, il passo successivo, è quello di introdurre delle variazioni nel metodo di studio così da superare le difficoltà

Cono dell'apprendimento

http://community.iwatson.com/2013/05/22/come-memorizzare-secondo-il-cono-di-apprendimento-dale/

Ricostruzione di carriera, la scuola ha 30 giorni di tempo per espletare gli adempimenti di competenza

La domanda di ricostruzione di carriera deve essere redatta su carta semplice e presentata alla scuola di servizio dal personale scolastico assunto a tempo indeterminato dopo aver superato il periodo di prova. Serve a vedersi riconosciuti gli anni di servizio pre-ruolo unitamente al servizio militare di leva, per chi l’ha svolto.

Il periodo di presentazione della domanda è stato recentemente introdotto dal comma 209 art. 1 della legge 107/2015, e va dal 1° settembre al 31° dicembre di ogni anno scolastico. Entro il successivo 28 febbraio,il Miur comunica al Mef le risultanze dei dati relativi alle istanze per il riconoscimento dei servizi agli effetti della carriera del personale scolastico. Il diritto alla ricostruzione di carriera si prescrive dopo 10 anni dal primo giorno utile per poter presentare l’istanza: 1° settembre dell’anno scolastico successivo al superamento dell’anno scolastico di prova per i docenti, e per gli ata primo giorno utile dopo il superamento del periodo di prova.

Ma cosa accade o “non accade” a livello d’istituzione scolastica? Il personale di segreteria della scuola che riceve la domanda deve inserirla in un sistema informatico che alla fine del procedimento genera un “decreto di ricostruzione di carriera” da inviare per i successivi controlli di rito alla ragioneria provinciale dello stato. Questa procedura amministrativa, secondo la normativa vigente, deve concludersi entro e non oltre il termine di 30 giorni da quando il personale interessato presenta la domanda al protocollo dell’istituzione scolastica.

Così come prescrive la circolare della presidenza del consiglio dei ministri emanata il 4 luglio 2010 che attua l’art.7 della legge 69/2009. Ma purtroppo, stante la stringente norma che potrebbe far passare guai seri ai dirigenti scolastici, nella maggior parte delle scuole del regno tutto questo puntualmente non avviene, probabilmente per il numero ridotto all’osso del personale amministrativo, falcidiato dai tagli imposti dalle ultime riforme.

Pare che in molte scuole, il personale di segreteria ed a volte anche il dirigente scolastico, inviti i docenti o gli ata interessati alla ricostruzione di carriera a temporeggiare nel presentare l’istanza al protocollo, proprio perché la scuola in determinati periodo dell’anno scolastico non è in grado di rispettare la tempistica suddetta. In altri casi invece, sembrerebbe che venga addirittura imposto, con l’esclamazione: “il preside ha detto che si può protocollare solo quello che dice lui, quando dice lui e dopo che ha letto di cosa si tratta”. E’ dunque doveroso ricordare che il protocollo delle istanze è un atto dovuto per legge per la pubblica amministrazione, ed il lavoratore o comunque qualsiasi altro cittadino ha diritto ad avere nell’immediato il numero del protocollo.

In caso di rifiuto di protocollo delle istanze, si configurerebbe come reato penale e si può richiedere l’intervento delle forze dell’ordine seduta stante. La scuola pubblica, fino ad oggi, fortunatamente è ancora una pubblica amministrazione e non un’azienda privata, e chi vuol giocare a fare l’imprenditore o il titolare d’azienda può accomodarsi nel settore privato e soprattutto con i suoi soldi, sempre se ne abbia.

Corre d’uopo altresì tenere ben presente che la pubblica amministrazione in caso di ritardo o rifiuto è tenuta al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza colposa o dolosa del termine di conclusione del procedimento e il dirigente dell’ufficio potrà essere valutato negativamente ai fini delle doti dirigenziali.

Non solo, la condotta negatoria o ritardata, potrebbe anche andare a finire sulla scrivania di un pubblico ministero per violazione dell’art. 328 c.p. omissione o rifiuto d’atti d’ufficio.

Martedì, 16 Febbraio 2016

http://www.tecnicadellascuola.it/archivio/item/18128-ricostruzione-di-carriera,-la-scuola-ha-30-giorni-di-tempo-per-espletare-gli-adempimenti-di-competenza.html?fb_ref=Default

Vittorio Lodolo D’Oria, opportunità dell’uso di telecamere nelle indagini sui (presunti) maltrattamenti su alunni e bambini.

Vittorio Lodolo D’Oria, medico esperto di patologie professionali degli insegnanti si interroga sull’opportunità dell’uso di telecamere nelle indagini sui (presunti) maltrattamenti su alunni e bambini.

http://www.fahrenheit.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-f934b549-2569-484f-8f20-c89f6ea7200e.html

Sacile, la “buona scuola” presa in giro con un filmato

La professoressa Rossana Casadio coinvolge gli studenti e posta la clip sul web: ecco come saremo ridotti dalla riforma.

di Chiara Benotti

 

SACILE. «Buongiorno professoressa Giannina, le misuro la pressione o preferisce fare l’appello in classe, a 120 anni?». È la parodia della riforma Buona scuola: girata in 3,35 minuti nelle aule del liceo Pujati dalle docenti Rossana Casadio e Derna Gerdol.
Il set è la scuola di Sacile, le comparse sono una classe e uno studente che interpreta il “bidello-badante” della docente costretta a un prolungato servizio in cattedra. In pantofole, miope e sorda, con mille acciacchi arriva in aula strascicando le gambe: la telecamera non la perde di vista. Il video clip spopola sul web.

Un video prende in giro la riforma della scuola
Un filmato-parodia della riforma Buona scuola è stato girato nelle aule del liceo Pujati di Sacile dalle docenti Rossana Casadio e Derna Gerdol. Le comparse sono una classe e uno studente che interpreta il “bidello-badante” della docente costretta a un prolungato servizio in cattedra. In pantofole, miope e sorda, con mille acciacchi arriva in aula strascicando le gambe.

http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2015/05/26/news/buona-scuola-presa-in-giro-con-un-video-1.11497596

La trama. È quella della scuola quotidiana esasperata nei dettagli: la docente Giannina («ogni riferimento non è occasionale», ha precisato Casadio) a 120 anni arriva a scuola con i capelli bianchi e il tutore. Breve capatina in sala docenti che è stata trasformata dalla Buona scuola e dalla riforma delle pensioni Fornero in uno sportello per ausili didattici: Prostatin e Demenzin, cioè pillole e fiale come elisir per combattere l’invecchiamento fisiologico.
Il badante-bidello Mattia è munito del kit salvavita e porta la docente Giannina in classe. Le studenti della classe V A, indirizzo scienze sociali sono abituate: i tempi della lezione sono quelli di matusalemme e si annoiano. Il focus è quello su studenti accasciati sui banchi o impegnati a rifarsi il look, mentre la professoressa non ne imbrocca una alla lavagna. «Ugo Manzoni – scrive con il gesso – dei Promessi cosi… no Promessi rospi… no Promessi rosi». Colonna sonora da “oggi le comiche” e la Buona scuola va ai tempi supplementari.
Le conclusioni. «La professoressa Giannini ha 65 anni di contributi versati e 120 anni di età – il video-lavagna aggiunge le informazioni ai titoli di coda –. Ha diritto alla co-docenza fino alla pensione nel 2021”. Campa cavallo e il nuovo profilo professionale in video è quello del “badello”, il badante-bidello che segue un passo dopo l’altro, l’insegnante canuta e stanca. Occhio per occhio e dente per dente: le docenti Casadio e Gerdol fanno spallucce ai video sulla Buona scuola che arrivano da Roma.
«La verità – alludono allo sforzo quotidiano dopo 40 anni di insegnamento di tanti colleghi – è quella di una professione coatta. Costretti al servizio: tanti colleghi si sono ammalati. Tanti studenti si troveranno in cattedra insegnanti di 60 e 70 anni che vorrebbero andare in pensione e non possono. A chi giova?». Messaggio chiaro e il web farà il resto. «Andiamo avanti con i videoclip –, è la protesta sostenibile».
Gli studenti. «Catene umane in tutte le scuole contro la riforma della Buona scuola». La lotta contro la Buona scuola va avanti a colpi di video. Quello che gli studenti della Rete di Pordenone e Sacile hanno postato su Facebook è quello della catena davanti al liceo Grigoletti. Un altro set per la stessa protesta: da Pordenone a Sacile.
«Diciamo no a questa riforma che incatena studenti, insegnanti e bidelli – è lo slogan dei ragazzi delle superiori -. Vogliamo una scuola ?#?buonaxdavvero. La legge approvato alla Camera non è buona scuola ma autoritarismo e diseguaglianza. E il diritto allo studio?».

Viaggi d’istruzione: cosa spetta agli accompagnatori?

Nonostante i rischi e le responsabilità, sono molti gli insegnanti che si rendono disponibili ad accompagnare gli studenti in viaggi d’istruzione di uno o più giorni in Italia o all’estero.

Ma vediamo cosa spetta ai docenti che decidono di portare gli allievi fuori delle mura scolastiche.

La normativa vigente prevede il rimborso delle seguenti spese da parte della scuola di servizio:

Viaggi di uno o più giorni in Italia:

  • Nel caso in cui la durata del viaggio superi le 8 ore si ha diritto al rimborso della spesa per i pasti di massimo € 22,26 al giorno.
  • Nel caso in cui la durata del viaggio superi le 12 ore si ha diritto al rimborso della spesa per i pasti di massimo € 44,26 al giorno.

Viaggi di uno o più giorni all’estero:

  • le spese di vitto e trasporti  nei viaggi all’estero sono disciplinate dal Decreto Ministero Affari Esteri del 23 marzo 2011 e variano dai 40 € ai 75 € al giorno in base al paese in cui si svolge il viaggio.

Le spese vanno documentate con ricevuta fiscale dettagliata, nonché con lo scontrino fiscale cosiddetto “parlante”, in cui oltre ad esserci il nome e il codice fiscale del docente, devono anche essere indicati nel dettaglio i singoli pasti consumati (primo, secondo, contorno, caffè ecc.).Le spese dei pasti non sono rimborsate solamente nel caso in cui sia previsto il “‘vitto gratuito completo” (colazione, pranzo e cena) derivante da accordi preventivi con agenzie viaggi, tour operator ecc.; in tutti gli altri casi vanno rifuse.

Solitamente le agenzie viaggi o i tour operator coprono le spese complete di un accompagnatore ogni 15 studenti paganti. La normativa di riferimento è la seguente: art. 5 del D.P.R. n. 395/1988, D.M. Ministero del Tesoro del 14 marzo 1996 e art. 146, comma 1, lettera d, del CCNL Scuola vigente.

Va ricordato altresì che le spese sostenute per i biglietti di accesso in strutture attrattive private ove sia previsto il pagamento obbligatorio, nonché i biglietti o abbonamenti per usufruire dei mezzi pubblici in loco, vanno debitamente rimborsate, dietro presentazione delle relative ricevute in originale che comprovano l’avvenuto pagamento, ai sensi dell’art. 12 della Legge n. 836/1973 e D.M. Ministero Affari Esteri del 23 marzo 2011.

Per quanto riguarda la domenica e/o i festivi inclusi nei viaggi d’istruzione e/o uscite didattiche, devono essere recuperati dai docenti accompagnatori con i corrispondenti giorni di riposo compensativo. Oppure vanno retribuiti, in quanto corrispondono a prestazione lavorativa straordinaria. Quanto sopra, non è stato abrogato da nessuna norma, ergo, ad oggi è un obbligo di Legge!

È quanto mai opportuno evidenziare che molte istituzioni scolastiche, spesso e “volentieri”, confondono (o vogliono confondere) purtroppo (fischi per fiaschi) quanto sopra con l’abolizione delle indennità di trasferta in Italia e missione all’estero (una retribuzione oraria aggiuntiva allo stipendio che veniva corrisposta al docente accompagnatore in base alle ore di servizio svolte in missione e/o trasferta), che è cosa ben diversa; e di conseguenza danno per scontato, mescolando tutto in un unico calderone, che non debbano rimborsare niente e nessuno, danneggiando così i malcapitati docenti accompagnatori, già investiti da grevi oneri di lavoro e responsabilità derivanti da dette attività, trovandosi sempre più costretti a dover mettere mano al proprio portafogli, peraltro già depauperato da un tristemente noto stipendio da fame.

Quest’ultime indennità di missione e/o trasferta, infatti, sono state purtroppo abolite dalla Legge 266/2005, art. 1, comma 213 novellata dalla Legge 122/2010 art. 6 comma 12.

Domenica, 07 Febbraio 2016

http://www.tecnicadellascuola.it/item/17821-viaggi-d-istruzione-cosa-spetta-agli-accompagnatori.html

Trieste, preside del Carducci presa a pugni dal prof

Aggressione scattata dopo un rimprovero fatto al neoassunto dalla dirigente scolastica. Per lei ferite guaribili in 15 giorni

 Gran brutta avventura per la preside del liceo Dante Carducci, Oliva Quasimodo, che sabato scorso, a metà mattinata, è stata vittima di una violenta aggressione da parte di un supplente della scuola. Il docente, che l’avrebbe presa a pugni in faccia, è stato prontamente querelato dalla preside: il referto medico parla di contusioni guaribili in 15 giorni. L’atto di violenza – che ha innescato poi l’arrivo dei carabinieri e di un’ambulanza – non è accaduto però in mezzo agli studenti, in classe o in corridoio, ma nella sala della presidenza, perciò a quanto pare non ci sono testimoni che abbiano assistito al gesto.

Pare tuttavi che si sia trattato di un diverbio legato a questioni lavorative. Quindi nulla di personale. A scatenare l’ira del professore sarebbe stata una discussione relativa alle sue mansioni: al richiamo da parte della preside perché il docente non avrebbe svolto con attenzione la sua attività di sorveglianza nei confronti degli studenti, il prof si sarebbe inalberato, colpendola con un pugno in faccia.

Se i diverbi tra docenti e dirigenza scolastica non sono poi così rari, quello che è certamente sui generis è la reazione violenta del prof: se non è stato in grado di mantenere la calma davanti a un superiore, ci si chiede ora come possa essere in grado di gestire una classe di studenti del liceo, cosa per nulla facile vista l’esuberanza dell’età.

La dirigente scolastica è già tornata al lavoro: dice di stare un po’ meglio, ma preferisce non rilasciare dichiarazioni sull’accaduto. Certamente comunque i carabinieri ora procederanno con gli accertamenti del caso.

L’autore dell’atto violento non è un docente in servizio da anni nella scuola, ma un nuovo insegnante entrato al Carducci dallo scorso dicembre, quindi da circa due mesi, in qualità di “docente potenziatore”. Quella del potenziatore è una nuova figura introdotta con la riforma della Buona Scuola, che prevede che in ogni istituzione scolastica ci siano in media 6/7 docenti che ricoprono questo ruolo. I “potenziatori”, oltre 47mila in tutt’Italia, sono stati assunti in fase C, ad anno scolastico già iniziato, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato. In attesa dell’entrata in vigore del Piano dell’offerta formativa, che ne stabilirà dal prossimo anno le mansioni precise, ai “potenziatori” spettano al momento per lo più le supplenze sino a dieci giorni, anche in ordini di scuola diversi dello stesso istituto, e altre attività volte al miglioramento dell’offerta formativa, dal recupero al laboratorio.

Non sempre i “potenziatori” possiedono qualifiche per le classi di concorso relative alle materie insegnate negli istituti in cui finiscono a lavorare e a volte hanno fatto esperienza d’insegnamento in scuole di ordine diverso. È possibile dunque che il neoarrivato non fosse avvezzo alle dinamiche del liceo e che il suo gesto, eccessivo, violento, e comunque non giustificabile in alcun modo, sia stato indotto anche da una sua condizione di spaesamento in un ambiente da lui ancora poco conosciuto.

di Giulia Basso02 febbraio 2016

http://m.ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2016/02/02/news/trieste-preside-del-carducci-presa-a-pugni-dal-prof-1.12885496

Progetto scolastico FISI- MIUR a.s. 2015/2016 “Quando la neve fa scuola”.

In data 26 ottobre 2015 il MIUR e la Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) hanno stipulato una Convenzione relativa al progetto “Quando la neve fa scuola”, per l’ anno scolastico 2015/2016.

Tale iniziativa, inserita nell’attività progettuale nazionale già comunicata con note n.7163 del 23 ottobre 2015 e n.9690 del 2 novembre 2015, e rivolta agli studenti delle scuole secondarie di primo grado di tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di far riflettere i ragazzi sui temi della corretta alimentazione e pratica motoria, della conoscenza e rispetto dell’ ambiente, avvicinando gli studenti e le loro famiglie alle buone pratiche sportive per vivere la neve in sicurezza.
Particolare attenzione sara dedicata al tema della sicurezza sulle piste, perchè divertirsi in maniera responsabile educa i pili giovani al rispetto, sia verso gli altri che verso la natura.
Il progetto “Quando la neve fa scuola” prevede anche dei corsi di formazione ed aggiornamento attraverso dodici Ski Stage gratuiti dedicati ai docenti di educazione fisica delle scuole secondarie di I e II grado. Ogni corso avrà la durata di tre giorni e sara composto da una parte teorica e una parte pratica sulla neve. Al termine del corso ogni insegnante riceverà un attestato di partecipazione, da parte della FISI, che lo identificherà  come II Animatore Scolastico degli Sport Invernali”.

Diploma FISI

Programma e contenuti didattici

Lettera-per-USR-progetto-Quando-la-neve-fa-scuola-2015

Articoli d-istruttivi…