Prof. Tommaso Marinelli D.O.

 Istituzione e definizione della professione di dottore in scienze delle attività motorie e sportive

Proposta di modifica n. 3.0.203 al DDL n. 1324

Ritirato e trasformato nell’odg G3.0.203

        1. Nell’ambito delle professioni sanitarie è istituita la professione di dottore in scienze delle attività motorie e sportive. Per l’esercizio della professione sanitaria di cui al presente comma, è necessario il possesso della laurea in scienze delle attività motorie e sportive o titoli equipollenti.

        2. Con accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, da adottare entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti ai fini dell’esercizio della professione di cui al comma 1. È comunque esclusa l’equipollenza della laurea in scienze delle attività motorie e sportive con la laurea in fisioterapia.

        3. È istituito, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, presso l’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione, l’albo per la professione sanitaria di dottore in scienze delle attività motorie e sportive. Possono iscriversi all’albo i soggetti che hanno conseguito la formazione universitaria in scienze delle attività motorie e sportive ed i soggetti in possesso dei titoli equipollenti di cui al comma 2.

        4. L’esercizio dell’attività professionale di dottore in scienze delle attività motorie e sportive ha per oggetto la progettazione, l’organizzazione, la valutazione e l’attuazione:

a) di programmi di attività motorie finalizzati al raggiungimento, al recupero ed al mantenimento delle migliori condizioni di benessere fisico per i bambini, adolescenti, adulti, anziani e persone con disabilità;

b) di attività per il miglioramento della qualità della vita mediante l’esercizio fisico;

c) dell’insegnamento dell’educazione motoria in tutte le strutture pubbliche e private nelle quali si svolgano attività motorie e sportive, nonché nelle scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado;

d) del rispetto delle normative antidoping, dell’adeguata diffusione delle informazioni in ordine ai possibili effetti collaterali connessi all’assunzione di integratori alimentari o di sostanze comunque dirette a migliorare le prestazioni sportive non vietate dalla legislazione vigente;

e) di attività per la prevenzione primaria e secondaria delle malattie e di programmi di rieducazione motoria attiva, per quanto riguarda la prevenzione di vizi posturali e di recupero motorio post riabilitativo finalizzato alla stabilizzazione muscolare ed articolare ed al mantenimento dell’efficienza fisica;

f) di attività motorie adatte a soggetti disabili o con limitazioni funzionali stabilizzate derivanti da patologie che possono trarre vantaggio dall’esercizio fisico».

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsptipodoc=Emend&leg=17&id=974183&idoggetto=774224

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Presentati nuovi emendamenti al DdL Lorenzin

È ancora in salita il percorso per il riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria: lo scorso 7 aprile sono stati presentati due emendamenti da Emilia Grazia De Biase, referente del disegno di legge 1324 Lorenzin per le professioni sanitarie non ancora regolamentate.

Nel comma 1 del testo si richiede una laurea abilitante o un titolo equipollente per l’esercizio della professione sanitaria.
Il comma 2 prevede un accordo tra Stato e Regioni che stabilisca i criteri per il riconoscimento dei titoli equivalenti.
Il comma 3 stabilisce che l’albo per la professione sanitaria di osteopata sia istituito “presso l’Ordine dei Tecnici di radiologia e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione“.

Ricordiamo che i punti più rilevanti del DdL Lorenzin sono l’istituzione della professione sanitaria dell’osteopata, laurea magistrale a ciclo unico in osteopatia (5 anni e 300 crediti formativi ETCS). Tale piano di studi garantirebbe tra l’altro una regolamentazione della figura sanitaria dell’osteopata simile a quella presente in altri paesi europei) e riconoscimento ed equipollenza dei titoli. L’osteopatia è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come una professione sanitaria di contatto primario con competenze di diagnosi, gestione e trattamento esclusivamente manuali dei pazienti indirizzata a tutti, dal neonato all’anziano.

L’osteopata, attraverso un approccio clinico manuale specifico, individua la disfunzione somatica che evidenzia una funzione compromessa o alterata delle componenti relative alla struttura corporea. Questa viene successivamente corretta dal professionista utilizzando la più appropriata tra un’ampia serie di tecniche manuali.

La sua efficacia deriva dalla ricerca scientifica, cresciuta sia a livello internazionale che nazionale, anche grazie ad un sempre più ampio gruppo di ricercatori italiani.

Oltre due milioni di italiani fanno ricorso a questa disciplina e su di loro ricadono diversi disagi“, sottolinea Paola Sciomachen, presidente del Registro Osteopati Italiani (ROI). Ad esempio “ad oggi i trattamenti osteopatici non sono detraibili sul 730, inoltre il cittadino non ha garanzie sul professionista, perché esistono molti percorsi formativi ma di diversa qualità“.
Iniziato ben due anni fa, l’iter ha molta strada davanti, visto che dovrà poi passare alla Camera. “Davamo per scontate le difficoltà – conclude Sciomachen – ma abbiamo avuto la dimostrazione che l’esigenza dei cittadini è ben percepita dalla politica e dal Ministero della Salute”.

Ad oggi risulta dunque indispensabile la necessità di un quadro normativo di riferimento per i professionisti e per i tanti pazienti che ricorrono all’osteopatia traendone benefici.

http://www.tuttosteopatia.it/nav/blog/b-osteopatia/riconoscimento-dellosteopatia-2/presentati-nuovi-emendamenti-al-ddl-lorenzin/?utm_source=mailup&utm_medium=newsletter&utm_campaign=april2016

La pantomima continua e si aggrava ogni giorno

Posted on 11 aprile 2016

Ora le mail con l’invito a fare da commissari al prossimo concorso arrivano anche ai docenti precari (quelli che il concorso devono farlo).
Il MIUR, ormai in evidente imbarazzo di fronte ad una situazione ingestibile, sprona alla collaborazione anche i docenti in pensione a cui però sarà richiesto di esaminare i candidati anche sulle competenze digitali.
Se non fosse in gioco la vita di decine di migliaia di persone, tutto ciò farebbe ridere all’inverosimile.
Eccola qui l’incompetenza mascherata da “Governo del fare”, il fare a tutti costi, anche contro il buon senso, anche contro l’equità, anche contro la legge.

Il Governo del fare ridere.
Al MIUR sono “alla canna del gas”, come si suol dire.
Non trovano i commissari anche perché hanno intenzione di retribuirli 1 euro circa all’ora.
Ho chiesto al Ministro spiegazioni in merito in questa interrogazione del 17 marzo scorso.

Il giochino del “concorso per scegliere i migliori” sta scoppiando nelle mani della Giannini che una classifica di qualche giorno fa mette al penultimo posto tra i ministri di Renzie nella fiducia degli italiani.

Ogni giorno escono notizie più inquietanti sul “giochino” che il caro Premier amico dei petrolieri ha voluto a tutti i costi.
I docenti italiani, però, hanno aperto gli occhi.

Non solo i precari abilitati costretti a questa vergognosa pantomima ma anche i docenti di ruolo, già pagati con stipendi da fame e col contratto bloccato da 8 anni, a cui Renzi intende dare un euro l’ora per un impegno di 572 ore.

VERGOGNATEVI E TORNATE A CASA. Gli italiani non vi hanno mai votato e non vi voteranno mai.

http://www.silviachimienti.it/2016/04/la-pantomima-continua-e-si-aggrava-ogni-giorno/

Montoro, schiaffo alla maestra per un voto

di Gianni Colucci

Ottimo, distinto, buono, sufficiente: sono le votazioni che hanno sostituito i giudizi sintetici. Ma il sufficiente – che è un sei come dice la parola -, non è sembrato un giusto riconoscimento all’impegno scolastico della propria discendente alla focosa madre di Montoro che l’altra mattina è andata su tutte le furie in un corridoio dell’istituto scolastico comprensivo. La discussione tra maestra e mamma è degenerata ed è volato uno schiaffo, spiccato dalla madre sulla guancia dell’insegnante.

Si può «vendicare» un voto? Probabilmente no. Una vicenda che finirà in tribunale. I carabinieri hanno accertato i fatti: mancano solo le denunce querele. Quel «sei» alla sua bambina le è sembrato un affronto. La mamma non ha esitato a schiaffeggiare la maestrina. Un schiaffo in pieno volto e in un corridoio pochi passi dalla scolaresca. Va in scena il piccolo grande dramma di una mamma che non riesce a contenersi alla fine di un’animata discussione con la maestra. Finiscono, invece, in secondo piano la bimba e il suo rendimento.

L’insegnante è un pubblico ufficiale: ecco cosa succede se lo si offende

Dal portale InGiustizia

Insultare gli insegnanti? E’ un vero e proprio oltraggio ad un pubblico ufficiale. E’ questa la sentenza emessa dalla quinta sezione penale della Cassazione, che ha riaperto il processo a carico di una mamma toscana, accusata di ingiuria ai danni di una docente di scuola media, insegnante di sua figlia.

In un primo momento il giudice di pace di Cecina aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti della mamma, ma il procuratore generale di Firenze ha presentato ricorso in Cassazione, spostando la questione dall’ingiuria all’oltraggio a pubblico ufficiale, e dunque spostando la competenza dal giudice di pace al tribunale.

La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso, annullando la decisione del giudice di pace. Gli atti, poi, sono stati trasmessi alla Procura di Livorno: “Sussistono tutti gli elementi”, si legge in una sentenza depositata oggi, del reato “di oltraggio a pubblico ufficiale”, caratterizzato dalla “offesa all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale” che “deve avvenire alla presenza di più persone”, “essere realizzata in luogo pubblico o aperto al pubblico” e “avvenire in un momento nel quale il pubblico ufficiale compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni”.

Il reato di oltraggio, abrogato nel 2005, è stato reinserito nell’ordinamento nel 2009: oggi a qualificare il reato non è la “mera lesione in sè dell’onore e della reputazione del pubblico ufficiale”, quanto, come spiega la Cassazione, “la conoscenza di tale violazione da parte di un contesto soggettivo allargato a più persone presenti al momento dell’azione, da compiersi in un ambito spaziale specificato come luogo pubblico o aperto al pubblico e in contestualità con il compimento dell’atto dell’ufficio ed a causa o nell’esercizio della funzione pubblica”.

Il legislatore “incrimina – si continua a leggere nella sentenza – comportamenti ritenuti pregiudizievoli del bene protetto a condizione della diffusione della percezione dell’offesa, del collegamento temporale e finalistico con l’esercizio della potestà pubblica e della possibile interferenza perturbatrice col suo espletamento”. Nel caso in esame, concludono i giudici, “tali elementi sussistevano” poiché “le ingiurie furono pronunciate nei locali scolastici in modo tale da essere percepite da più persone”; inoltre “l’insegnante di scuola media è pubblico ufficiale” e “l’esercizio delle sue funzioni non è circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma si estende alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri dei genitori degli allievi”. Insomma, prima di prendersela con gli insegnanti e difendere sempre e solo i propri figli, magari sarà meglio pensarci due volte.

http://www.oggiscuola.it/linsegnante-e-un-pubblico-ufficiale-ecco-cosa-succede-se-lo-si-offende/

I prof di Monza vanno dallo psicologo

 Martedì 23 febbraio alle 14:30 incontro tra i docenti delle scuole superiori di Monza e lo psicologo Pietropolli Charmet, per discutere di “autorità e autorevolezza del docente” nell’aula magna del liceo artistico statale della villa reale d Monza “Nanni Valentini”.

L’idea è stata del comitato genitori del liceo “Valentini”: sono loro che hanno contattato Gustavo Pietropolli Charmet, in passato docente di psicologia dinamica alla statale di Milano ed oggi direttore del “festival della mente” di Sarzana, uno dei massimi esperti di adolescenza e direttore negli ultimi trent’anni del consultorio “minotauro” istituto milanese di analisi dei codici affettivi

Con lui ci sarà un nutrito gruppo di docenti del liceo ed altri professori provenienti da diversi istituti superiori monzesi, come “Mosé Bianchi”, “Olivetti” ed “Hensenberger”.

Al centro dell’incontro, la tematica fondamentale della scuola oggi: il rapporto tra insegnante e studente. Il prof. Charmet sarà chiamato a discutere sulla questione dell’autorità e autorevolezza del docente, sulle dinamiche positive e negative che si instaurano con gli attuali adolescenti nella relazione di insegnamento e nel contesto della riforma della scuola.

http://www.pietropollicharmet.it/

Carmine Nicoletti Sabato, 20 Febbraio 2016

Come memorizzare secondo il Cono di Apprendimento Dale

Nel corso dei suoi studi, Dale constatò come la nostra memoria è profondamente influenzata dalle esperienze: più queste sono nuove, particolari e cariche di emozioni e più le ricorderemo con facilità. Non solo, Dale studiò anche la durata dei ricordi sulla base delle esperienze fatte. Dalle sue analisi emerse il famoso “cono”, riportato qui di seguito:

Lo schema di Dale mette subito in evidenza un aspetto molto interessante. L’apprendimento ha una duplice natura, può essere:

– Passivo. Rientrano nell’apprendimento passivo attività come la lettura, l’ascolto di registrazioni audio, ma anche le lezioni in aula, o la visione di unfilm! L’apprendimento passivo determina le più basse percentuali di  memorizzazione. Se il tuo metodo di studio si basa esclusivamente su queste attività è poco probabile riuscire a ricordare tutto quello che vi interessa.

– Attivo. Il nostro apprendimento diventa tale nel momento in cui ci mettiamo inazione: ripetendo, parlando in pubblico (o in un gruppo di studio), ma soprattuttomettendo in pratica quanto abbiamo imparato. Qualsiasi tecnica di memorizzazione davvero efficace applica in qualche modo i principi dell’apprendimento attivo.

 Come memorizzare grazie al Cono di Dale: esempi pratici

Innanzitutto occorre rendere quanto più attiva e coinvolgente ogni singola attività di studio (leggere, prendere appunti, ascoltare le lezioni in aula, ripetere, etc.). Ecco alcuni esempi pratici da applicare:

  1. Lettura. Come visto, tendiamo a dimenticare il 90% di ciò che leggiamo, a meno che… non rivoluzioniamo la nostra lettura. Come? Applicando i principi della lettura veloce. Uno dei principi base di questo tipo di lettura consiste nel leggere in modo attivo e focalizzato. Provate a scegliere un articolo a caso e leggetelo come fareste normalmente, cronometrando il vostro tempo. Ora, eliminate qualsiasi distrazione e rileggete lo stesso articolo con l’obiettivo di leggere quanto più velocemente possibile. Hai notato cosa è successo? Naturalmente hai battuto il tuo precedente tempo di lettura, ma, cosa più importante, ti sei dovuto concentrare maggiormente. Questo è il vero grande vantaggio delle tecniche di lettura veloce: impiegare meno tempo ed assorbire più informazioni, a patto che non vi distraiate nel frattempo.
  2. Ascolto. Se seguite dei corsi in formato audio, seguendo Dale provate a metter in pratica un trucchetto molto simpatico per memorizzare all’istante quante più informazioni possibili. Consiste nel provare ad Anticipare l’oratore. Questo significa che, anziché ascoltare passivamente quello che dice, dovreste provare a domandarvi come potrebbe evolvere il suo discorso, qual’ è l’ obiettivo di quello che vi sta dicendo. Lo stesso psicologo, quando parla con un opaziente che segue da tempo, prova ad anticipare in che modo starà pensando nel dire una certa cosa. Questo fa sì che il professionista in questione stia ascoltando attivamente il proprio cliente, il che andrà a vantaggio della memorizzazione di quello che è avvenuto in seduta.
  1. Lezioni in aula. Sono davvero rari quei professori in grado di catturare completamente l’attenzione dei propri allievi; questo però non deve essere una scusa. Ricordate le parole di alcuni genitori quando si raccomandano che ogni minuto ben investito a lezione è un minuto di studio risparmiato. Effettivamente non hanno tutti i torti. Ma come puoi riuscire a ricordare più del 50% di quello che ascolti e vedi in aula? Sembra che un metodo efficace sia quello di farsi delle domande su quello che state ascoltando e poi di rivolgerle al professore o di scrivervele su un foglio. Tutto questo manterebbe attiva la vostra concentrazione. Altro elemento importante è quello di prender appunti in modo colorato, evidente e, magari, utilizzando le mappe mentali. Queste strategie non “addormentiano” la nostra mente e la manteniamo attiva.
  1. Studio a casa. Uno dei punti forti del Cono di Dale sono le informazioni nella parte bassa dello schema: “dopo 2 settimane riusciamo a ricordare il 70% di ciò che diciamo ed il 90% di ciò che diciamo e facciamo“. Per questo motivo occorre imparare a rendere il più possibile “vostri” gli argomenti che studiate: questo significa rielaborare le informazioni che apprendete e ripeterle utilizzando i vostri ragionamenti (e non ripetendo quanto scritto nel libro). Solo attraverso uno studio attivo riuscirete a preparare un esame in tempi brevi, comprendendo i concetti chiave e memorizzando le informazioni più rilevanti per periodi che vanno ben oltre le 2 settimane.

Applicate già questi principi? Rispetto al Cono dell’Apprendimento di Dale, dove vi posizionate? E’ importante spiegare a coloro che fanno difficoltà a studiare che ci sono tecniche e metodi validi, spesso anche divertenti, da metter in pratica per diminuire la fatica ed incrementare la propria efficacia. Spesso psiegar e disegnar loro il “Cono dell’ apprendimento” aiuta a capire che non è un problema di incapacità, ma di errato uso delle proprie capacità. A questo punto, il passo successivo, è quello di introdurre delle variazioni nel metodo di studio così da superare le difficoltà

Cono dell'apprendimento

http://community.iwatson.com/2013/05/22/come-memorizzare-secondo-il-cono-di-apprendimento-dale/

Ricostruzione di carriera, la scuola ha 30 giorni di tempo per espletare gli adempimenti di competenza

La domanda di ricostruzione di carriera deve essere redatta su carta semplice e presentata alla scuola di servizio dal personale scolastico assunto a tempo indeterminato dopo aver superato il periodo di prova. Serve a vedersi riconosciuti gli anni di servizio pre-ruolo unitamente al servizio militare di leva, per chi l’ha svolto.

Il periodo di presentazione della domanda è stato recentemente introdotto dal comma 209 art. 1 della legge 107/2015, e va dal 1° settembre al 31° dicembre di ogni anno scolastico. Entro il successivo 28 febbraio,il Miur comunica al Mef le risultanze dei dati relativi alle istanze per il riconoscimento dei servizi agli effetti della carriera del personale scolastico. Il diritto alla ricostruzione di carriera si prescrive dopo 10 anni dal primo giorno utile per poter presentare l’istanza: 1° settembre dell’anno scolastico successivo al superamento dell’anno scolastico di prova per i docenti, e per gli ata primo giorno utile dopo il superamento del periodo di prova.

Ma cosa accade o “non accade” a livello d’istituzione scolastica? Il personale di segreteria della scuola che riceve la domanda deve inserirla in un sistema informatico che alla fine del procedimento genera un “decreto di ricostruzione di carriera” da inviare per i successivi controlli di rito alla ragioneria provinciale dello stato. Questa procedura amministrativa, secondo la normativa vigente, deve concludersi entro e non oltre il termine di 30 giorni da quando il personale interessato presenta la domanda al protocollo dell’istituzione scolastica.

Così come prescrive la circolare della presidenza del consiglio dei ministri emanata il 4 luglio 2010 che attua l’art.7 della legge 69/2009. Ma purtroppo, stante la stringente norma che potrebbe far passare guai seri ai dirigenti scolastici, nella maggior parte delle scuole del regno tutto questo puntualmente non avviene, probabilmente per il numero ridotto all’osso del personale amministrativo, falcidiato dai tagli imposti dalle ultime riforme.

Pare che in molte scuole, il personale di segreteria ed a volte anche il dirigente scolastico, inviti i docenti o gli ata interessati alla ricostruzione di carriera a temporeggiare nel presentare l’istanza al protocollo, proprio perché la scuola in determinati periodo dell’anno scolastico non è in grado di rispettare la tempistica suddetta. In altri casi invece, sembrerebbe che venga addirittura imposto, con l’esclamazione: “il preside ha detto che si può protocollare solo quello che dice lui, quando dice lui e dopo che ha letto di cosa si tratta”. E’ dunque doveroso ricordare che il protocollo delle istanze è un atto dovuto per legge per la pubblica amministrazione, ed il lavoratore o comunque qualsiasi altro cittadino ha diritto ad avere nell’immediato il numero del protocollo.

In caso di rifiuto di protocollo delle istanze, si configurerebbe come reato penale e si può richiedere l’intervento delle forze dell’ordine seduta stante. La scuola pubblica, fino ad oggi, fortunatamente è ancora una pubblica amministrazione e non un’azienda privata, e chi vuol giocare a fare l’imprenditore o il titolare d’azienda può accomodarsi nel settore privato e soprattutto con i suoi soldi, sempre se ne abbia.

Corre d’uopo altresì tenere ben presente che la pubblica amministrazione in caso di ritardo o rifiuto è tenuta al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza colposa o dolosa del termine di conclusione del procedimento e il dirigente dell’ufficio potrà essere valutato negativamente ai fini delle doti dirigenziali.

Non solo, la condotta negatoria o ritardata, potrebbe anche andare a finire sulla scrivania di un pubblico ministero per violazione dell’art. 328 c.p. omissione o rifiuto d’atti d’ufficio.

Martedì, 16 Febbraio 2016

http://www.tecnicadellascuola.it/archivio/item/18128-ricostruzione-di-carriera,-la-scuola-ha-30-giorni-di-tempo-per-espletare-gli-adempimenti-di-competenza.html?fb_ref=Default

Vittorio Lodolo D’Oria, opportunità dell’uso di telecamere nelle indagini sui (presunti) maltrattamenti su alunni e bambini.

Vittorio Lodolo D’Oria, medico esperto di patologie professionali degli insegnanti si interroga sull’opportunità dell’uso di telecamere nelle indagini sui (presunti) maltrattamenti su alunni e bambini.

http://www.fahrenheit.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-f934b549-2569-484f-8f20-c89f6ea7200e.html

Sacile, la “buona scuola” presa in giro con un filmato

La professoressa Rossana Casadio coinvolge gli studenti e posta la clip sul web: ecco come saremo ridotti dalla riforma.

di Chiara Benotti

 

SACILE. «Buongiorno professoressa Giannina, le misuro la pressione o preferisce fare l’appello in classe, a 120 anni?». È la parodia della riforma Buona scuola: girata in 3,35 minuti nelle aule del liceo Pujati dalle docenti Rossana Casadio e Derna Gerdol.
Il set è la scuola di Sacile, le comparse sono una classe e uno studente che interpreta il “bidello-badante” della docente costretta a un prolungato servizio in cattedra. In pantofole, miope e sorda, con mille acciacchi arriva in aula strascicando le gambe: la telecamera non la perde di vista. Il video clip spopola sul web.

Un video prende in giro la riforma della scuola
Un filmato-parodia della riforma Buona scuola è stato girato nelle aule del liceo Pujati di Sacile dalle docenti Rossana Casadio e Derna Gerdol. Le comparse sono una classe e uno studente che interpreta il “bidello-badante” della docente costretta a un prolungato servizio in cattedra. In pantofole, miope e sorda, con mille acciacchi arriva in aula strascicando le gambe.

http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2015/05/26/news/buona-scuola-presa-in-giro-con-un-video-1.11497596

La trama. È quella della scuola quotidiana esasperata nei dettagli: la docente Giannina («ogni riferimento non è occasionale», ha precisato Casadio) a 120 anni arriva a scuola con i capelli bianchi e il tutore. Breve capatina in sala docenti che è stata trasformata dalla Buona scuola e dalla riforma delle pensioni Fornero in uno sportello per ausili didattici: Prostatin e Demenzin, cioè pillole e fiale come elisir per combattere l’invecchiamento fisiologico.
Il badante-bidello Mattia è munito del kit salvavita e porta la docente Giannina in classe. Le studenti della classe V A, indirizzo scienze sociali sono abituate: i tempi della lezione sono quelli di matusalemme e si annoiano. Il focus è quello su studenti accasciati sui banchi o impegnati a rifarsi il look, mentre la professoressa non ne imbrocca una alla lavagna. «Ugo Manzoni – scrive con il gesso – dei Promessi cosi… no Promessi rospi… no Promessi rosi». Colonna sonora da “oggi le comiche” e la Buona scuola va ai tempi supplementari.
Le conclusioni. «La professoressa Giannini ha 65 anni di contributi versati e 120 anni di età – il video-lavagna aggiunge le informazioni ai titoli di coda –. Ha diritto alla co-docenza fino alla pensione nel 2021”. Campa cavallo e il nuovo profilo professionale in video è quello del “badello”, il badante-bidello che segue un passo dopo l’altro, l’insegnante canuta e stanca. Occhio per occhio e dente per dente: le docenti Casadio e Gerdol fanno spallucce ai video sulla Buona scuola che arrivano da Roma.
«La verità – alludono allo sforzo quotidiano dopo 40 anni di insegnamento di tanti colleghi – è quella di una professione coatta. Costretti al servizio: tanti colleghi si sono ammalati. Tanti studenti si troveranno in cattedra insegnanti di 60 e 70 anni che vorrebbero andare in pensione e non possono. A chi giova?». Messaggio chiaro e il web farà il resto. «Andiamo avanti con i videoclip –, è la protesta sostenibile».
Gli studenti. «Catene umane in tutte le scuole contro la riforma della Buona scuola». La lotta contro la Buona scuola va avanti a colpi di video. Quello che gli studenti della Rete di Pordenone e Sacile hanno postato su Facebook è quello della catena davanti al liceo Grigoletti. Un altro set per la stessa protesta: da Pordenone a Sacile.
«Diciamo no a questa riforma che incatena studenti, insegnanti e bidelli – è lo slogan dei ragazzi delle superiori -. Vogliamo una scuola ?#?buonaxdavvero. La legge approvato alla Camera non è buona scuola ma autoritarismo e diseguaglianza. E il diritto allo studio?».

Articoli d-istruttivi…